I risultati del Congresso

 

Domenica 18/11 presso la sede di via Libertà 87 a Zanica si è svolto il Congresso di Circolo insieme alle votazioni per i segretari provinciale e regionale.

I risultati sono stati i seguenti:

  • Circolo di Zanica-Grassobbio-Orio al Serio:                                                                                   Andrea Poma: 24 voti;                                                                                                                              schede bianche: 3.                                                                                                                                          Andrea Poma eletto segretario di Circolo.
  • Segretario provinciale:                                                                                                                             Davide Casati: 25 voti                                                                                                                                    schede bianche: 2
  • Segretario regionale:                                                                                                                                     Eugenio Comincini: 14 voti                                                                                                                         Vinicio Peluffo: 14 voti                                                                                                                                   schede bianche: 1

Perché la sinistra non può più permettersi di restare divisa

APPELLO PER L’UNITA’ DI TUTTE LE FORZE DELLA SINISTRA

Perché la Sinistra non può più permettersi di restare divisa?
Perché la Destra non lo è. Anzi quella estrema è più unita che mai anche a livello internazionale. Ha la sue idee e i suoi leader, i suoi partiti e i suoi movimenti.
La Sinistra invece ha le sue idee ma quanto a leader, partiti e movimenti attraversa una fase di evidente difficoltà.
Quello delle divisioni interne è oggi il principale problema della sinistra a livello globale. Ogni gruppo, movimento o partito ha la sua idea e definizione di cosa vuol dire “essere di sinistra”. Spesso anche all’interno delle singole organizzazioni convivono idee e definizioni diverse. Questa frammentazione ha gravemente indebolito l’azione della sinistra e avvantaggiato la destra.
La situazione che si sta determinando a livello europeo assomiglia sempre più a quella degli anni venti e trenta del secolo scorso in Italia e in Germania. C’è un malcontento diffuso, generato dalla crisi economica e alimentato dalla sfiducia generalizzata nelle istituzioni, dalla superficialità dei “Social” e dal qualunquismo di parte della stampa e dell’informazione. I leader populisti, con slogan e promesse tanto facili da fare quanto difficili da realizzare, ne approfittano per raccogliere consensi tra gli scontenti, che sono la maggioranza.

Quando si sentono le dichiarazioni di Salvini e dei suoi amici e colleghi populisti, nazionalisti e sovranisti europei ed extraeuropei, c’è di che preoccuparsi per i rischi ai quali è esposta la democrazia a livello globale.
Che cosa aspetta la Sinistra, democratica e libertaria, a capire che questo è il momento di recuperare gli elementi attorno ai quali si può ancora unire e lasciar perdere quelli che ne hanno causato le divisioni. Non si tratta, come in passato, di rinunciare a parte della propria identità politica e ideale in nome di una pretesa unità intorno a programmi di governo poco condivisi se non addirittura avversati, ma di ritrovare l’unità attorno ad un unico punto esiziale per il futuro della Democrazia prima ancora che della Sinistra. E cioè, contrastare, arginare e respingere l’avanzata della destra all’interno della quale si vedono ormai chiaramente i rischi di un vero e proprio arretramento di tutta la società occidentale in termini di democrazia politica e di libertà individuali.
Un punto solo, fondamentale e unificante. Per il perseguimento e il conseguimento del quale tutte le forze della sinistra devono ritrovare la capacità di definire un percorso e delle strategie condivise, in ordine ai quali ciascuno deve essere consapevole che è più importante riuscire a concordarli che a condizionarne i contenuti. Si tratterebbe di una nuova, grande prova di maturità politica per la sinistra nazionale ed europea.
Questo è il compito principale che compete oggi alla politica con la P maiuscola e segnatamente alle forze politiche della Sinistra, che per eseguirlo, devono necessariamente ritrovare la loro unità.

Congresso 2018

Domenica 18 novembre dalle ore 9:00 alle 12:00, presso il Salone Primavera in via Libertà 87 a Zanica (sopra il “Vecchio Tagliere”), si svolgeranno tre differenti consultazioni:

-Elezioni primarie aperte a tutti per il rinnovo dell’Assemblea Regionale e del Segretario Regionale del PD;

-Congresso Provinciale per l’elezione della nuova Assemblea Provinciale e del Segretario Provinciale del PD;

-Congresso del circolo PD di Zanica-Grassobbio-Orio al Serio per l’elezione del Segretario di Circolo e del Coordinamento di Circolo.

Al termine dei lavori è previsto un breve rinfresco.

La notte delle prime volte

La notte delle prime volte

di Andrea Poma

  1. John Wall, cestista e capitano della franchigia NBA dei Washington Wizard, ha recentemente affermato che solo una magia potrebbe salvare il disastroso inizio stagione della sua squadra. Quella stessa magia salvifica che stanotte ha illuminato la tornata elettorale di midterm negli USA. Nella notte delle stelle, assecondando le perfette trame di una regia di Hollywood, il finale ha riservato una cascata di simboliche e storiche “prime volte”. L’ondata blu non è arrivata ma la marea ha comunque travolto le certezze del Grand Old Party e di Donald Trump: il Partito Democratico ha infatti conquistato la maggioranza assoluta della Camera dei Rappresentanti. Un trionfo che ridisegna gli equilibri politico-istituzionali degli Stati Uniti e che costringerà il Presidente a trovare costantemente un accordo e una mediazione forzata con il ramo basso di Capitol Hill. Una situazione inedita per l’inquilino della Casa Bianca che nei primi due anni di mandato aveva potuto contare su una solida maggioranza al Congresso, concretizzatasi nella “conquista” anche della Corte Suprema con la discussa elezione del giudice ultraconservatore Brett Kavanaugh.
  2. Tante le storie da “prima volta” che meriterebbero la copertina di queste autunnali Midterm Elections. Per la verità qualcuna sulla prima pagina, del Time, ci era già finita per davvero. Stiamo parlando della democratica Ilhad Omar, eletta in Minnesota con il 78,7% delle preferenze e prima rifugiata africana a sedersi sugli scranni del Congresso. Fuggita a 8 anni dalla guerra civile che devastava la Somalia, ha vissuto per molto tempo in un campo profughi in Kenya prima di raggiungere gli Stati Uniti nel 1997. Insieme alla neo-deputata Rashida Tlaib (eletta in Michigan) rappresentano le prime due deputate di fede musulmana elette alla Camera. First time anche per l’astro nascente del Partito Democratico, la giovane 29enne Alexandria Ocasio-Cortez, eletta nel distretto del Bronx di New York, che dopo aver sconfitto alle primarie democratiche Joseph Crowley con oltre il 57% dei voti, ha facilmente avuto la meglio sul 72enne repubblicano Anthony Pappas, sconfitto con il 78% dei voti. La Cortez, di origini portoricane, rappresenta la più giovane eletta nella storia americana al Congresso. E’ stato eletto invece in Colorado il primo governatore gay degli USA. Si tratta del democratico Jared Polis che ha avuto la meglio sul candidato repubblicano Walker Stapleton, con il 51,6% delle preferenze. Si chiamano Sharice Davids e Deb Haaland le prime donne native americane, ovvero discendenti dalle popolazioni indigene che abitavano il continente americano prima della colonizzazione europea, ad aggiudicarsi un seggio al Congresso. Candidate entrambe nel Partito Democratico hanno trionfato rispettivamente nel proprio distretto in Kansas e New Mexico. In ottica femminile si è trattata di una tornata elettorale estremamente positiva, dato che i “seggi rosa” a Capitol Hill saranno ben 113, un record di presenza assoluto.
  3. Le elezioni di metà mandato, storicamente ostili al potere esecutivo in carica, ci hanno consegnato numerose storie biografiche affascinanti, ma al contempo hanno tinteggiato degli Stati Uniti camaleontici e profondamente spaccati attorno alla divisiva figura del Presidente Trump. Trattasi di linee di frattura elettorale, economica e civile, che investono la multietnica società americana. Mai la geografia politica americana è apparsa così polarizzata: i democratici si sono confermati primo partito nei grandi centri urbani e lungo le direttrici marittime atlantica e pacifica, mentre i repubblicani hanno ampiamente trionfato nella “deep State” e nelle aree industriali del centro-america. Secondo il Washington Post il tema più caro all’elettorato americano in questa tornata elettorale è stato quello sanitario, seguito a ruota da quello migratorio ed economico. Segno che nonostante i picchi positivi dell’economia americana (+3,8% del PIL e disoccupazione scesa ai minimi termini), le disuguaglianze sociali si sono irrigidite e il clima generale che spira sul Paese è di generale preoccupazione, insicurezza e diffidenza. I democratici devono cogliere l’occasione propizia, evitando di appiattirsi sulla mera e scialba contestazione della retorica trumpiana e costruendo un progetto serio ed antitetico rispetto alle posizioni populiste, conservatrici e vetero-nazionalistiche cavalcate dall’esecutivo del Grand Old Party. S’intravvedono nel buio le prime crepe del mito dell’invincibilità eretto dal Presidente Donald Trump, ma la strada da intraprendere per il Democratic Party è ancora molto lunga, faticosa e irta di ostacoli.

E arriverà anche il silenzio

E arriverà anche il silenzio

di Andrea Poma


  1. “La gente non vuole la guerra, perché mai un povero contadino zoticone vorrebbe rischiare la propria vita in guerra quando il meglio che gli possa succedere è tornare alla sua fattoria sano e salvo? Non la vogliono i russi, né gli inglesi né gli americani, e nemmeno i tedeschi. Si capisce. E’ compito dei leader del paese orientarli, indirizzarli verso la guerra. E’ facilissimo: basta dirgli che stanno per essere attaccati, denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo e perché mettono in pericolo il paese. Funziona così in ogni Stato, sia esso una democrazia, una monarchia, una dittatura. […] Bisogna spaventarli, inculcargli la paura, bisogna imbottirli di paura come si fa con le oche finché non gli scoppia il fegato per fare il pâté, bisogna fare in modo che quella paura fermenti e si trasformi in odio, un odio assoluto, irrazionale, sguaiato”.[1] La profezia scagliata durante il Processo di Norimberga dal “Maresciallo del Reich” Hermann Göring rimbomba sinistra e famigliare anche ai nostri giorni. Sottace un elemento fondamentale: il potere della parola. La Germania nazista eresse il proprio consenso di massa sfruttando la retorica sprezzante della propaganda, creando nemici assetati di vendetta all’esterno dei propri confini, cementificando il tessuto sociale attorno ai princìpi degerativi del nazionalsocialismo e distillando ondate di paura e odio razzista e antisemita. La parola restava al centro dello schema finale. Parole per ghermire lo spirito umano, incantarlo, ingannarlo, terrorizzarlo, tradirlo, per colmarlo d’odio e paura.
  2. Con il passare dei decenni il valore della parola si è perso, fino a giungere nell’era virtuale dei social media, laddove l’apparente democratizzazione delle opinioni si è repentinamente trasformata nella tangibile “invasione di legioni di imbecilli, che ritengono di avere la stessa autorità di un Premio Nobel”[2]. Fintantoché i soggetti rientrano nell’alveo dei “perfetti sconosciuti” gli effetti collaterali del loro lessico possono essere marginali, ben diverso il caso in cui i protagonisti della cronaca siano le parole di un rappresentante dello Stato. E così il Ministro dei Trasporti Toninelli (M5S) a proposito del nuovo ponte a Genova desidera “un luogo in cui le persone si ritrovino, possano vivere, giocare, mangiare”, quando dopo oltre 40 giorni dalla tragedia non abbiamo ancora alcuna certezza sui costi e i tempi previsti per la ricostruzione, visto che il Governo ha sbandierato ai quattro venti un decreto vuoto, senza risorse e commissario. Anche il Ministro dello Sviluppo Economico Di Maio utilizza le parole in modo leggero e superficiale, come dimostrano la vana prova di forza contro l’Europa “…se la Commissione Europea non decide nulla sulla Diciotti, io e tutto il M5S non saremo disposti a dare più 20 miliardi di Euro all’UE ogni anno…” (a stretto giro la risposta del Commissario Oettinger ha riportato il nostro Ministro sul pianeta Terra, ricordando che l’Italia versa solo 3 miliardi di Euro netti al bilancio UE), o le ripetute gaffe elementari “Siamo composti dal 90% di acqua” o “Taranto non ha musei degni della Magna Grecia”. Vi è poi chi utilizza le parole con tono minaccioso o violento, lambendo pericolosamente i solchi della normale dialettica democratica. E così il Responsabile della comunicazione di Palazzo Chigi Rocco Casalino afferma “Nel M5S è pronta una mega vendetta […] se poi all’ultimo non dovessero uscire fuori i soldi del reddito di cittadinanza, tutto il 2019 sarà dedicato a far fuori una marea di gente del MEF. Non ce ne fregherà veramente, ci sarà veramente una…cosa ai coltelli”. Possiamo intuire che Casalino con l’espressione “cosa ai coltelli” si riferisse alla “Notte dei lughi coltelli” (Nacht der langen Messer) del 1934, quando il regime nazista epurò con decine di omicidi gli oppositori politici e gli intellettuali scomodi. Non possiamo poi dimenticare il Ministro degli Interni Salvini che dopo aver ricevuto la notifica dell’avviso di garanzia della Procura di Palermo per il caso Diciotti ha tuonato in diretta streaming: “Io sono un organo dello Stato votato da voi ed eletto dal popolo, non come i magistrati”. Peccato però, che l’articolo 92 della Costituzione affermi che i ministri vengono nominati dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio. Mai si era visto nella storia repubblicana un Governo così poco attento all’uso delle parole. Un governo che tenta di innalzare lo scontro politico per mascherare gli insuccessi, l’immobilismo e le difficoltà nel mantenere le promesse elettorali. Un Governo che utilizzasse toni e minacce ricorrenti ai limiti dello stato di diritto.
  3. In conclusione consiglierei di far proprio un ammonimento di Mark Twain: “La parola giusta può essere efficace, ma nessuna parola è tanto efficace quanto un silenzio al momento giusto”. Arriverà mai dunque il silenzio a portar consiglio a taluni nostri politici? Ai posteri l’ardua sentenza.

[1] G.M. GILBERT, Nuremberg Diary, DeCapo Press, 1995, pp. 488.

[2] Si vedano a tal proposito le parole di Umberto Eco (http://www.lastampa.it/2015/06/10/cultura/eco-con-i-parola-a-legioni-di-imbecilli-XJrvezBN4XOoyo0h98EfiJ/pagina.html).